L’istante esatto dell’impatto sulla prima torre, colto in una sospensione metafisica più che in una cronaca. Al centro un uomo elegante, simbolo dell’Occidente “civilizzato”, parla al cellulare senza accorgersi di ciò che accade alle sue spalle; in basso un venditore messicano dispone la sua bigiotteria su un drappo con i colori dell’Afghanistan, adagiato su un barile di petrolio. Attorno, un aquilone di fogli con la mezzaluna e la stella, una donna col velo e un gruppo di giovani sono i soli ad avvedersi del fumo che erompe dalla torre. Cosmo trasforma la tragedia in manifesto: la catastrofe è già avvenuta e si sigilla in un tempo immobile, mentre l’opera allude alle relazioni — con il Medio Oriente, il petrolio, la globalizzazione — che l’hanno resa possibile.