Opera più intima e complessa, costruita nella forma del polittico tradizionale, dalla cimasa alla predella. In alto due spaventapasseri — Elsa e l’artista, bendato — hanno per volti un quadrato e un cerchio: la quadratura del cerchio, impresa vana; l’ombrello rotto ribadisce l’impotenza, la vite e l’uva promettono speranza. Al centro l’autoritratto frontale e i due profili rimandano ai duchi di Piero della Francesca, ma virano alle foto segnaletiche della polizia — l’ostilità verso i carabinieri, costante della sua vita. La predella si legge da sinistra a destra come una sequenza di simboli — semafori rossi, la cesoia contro le malelingue, una vanitas alla Pinocchio, la fobia di essere spiato, l’Araba Fenice, il Narciso, il denaro — fino all’ultima tavola, dove Cosmo, in camice da medico, dona il volo a una farfalla: la rinascita e la cura tanto desiderate.