Un autobus affollato di un’umanità varia diventa il mondo intero, attraversato da conflitti perenni. Al centro l’artista, con occhiali e camicia a quadri; sale un anziano che calpesta una foto di George W. Bush, una donna con il chador trattiene un bambino che lancia dal finestrino una palla-mappamondo, mentre una signora sembra uscita dagli anni Trenta e una scimmia alata, dalle unghie laccate, sorride con una serpe tra le zampe. Cosmo spezza la linea del tempo in una sincronia straniante: dai finestrini si scorgono le torri metafisiche di Ferrara. È un ritratto profetico dell’insidia del mondo che cambia, del caos che avanza.