Grande tavola-manifesto della maturità: quattro donne — la moglie e le figlie dell’artista — danzano in un cerchio ludico e onirico, in un ritmo che rimanda alla danza di Matisse. Sono figure che si emancipano (chi si disfa del grembiule, chi canta a pieni polmoni, chi porta un ramo d’alloro), sorvegliate però dall’anziana madre che prega dietro un cartello di divieto, arroccata nella fede. Attorno, i segni della “bottega” che scompare: il nastro divelto e calpestato, la bancarella spoglia, le cassette con la scritta “NY”, il camion siglato “FFF”, il fumo che minaccia da lontano. Colori brillanti ed espressionisti, campiture piatte e una costruzione prospettica di ascendenza metafisica traducono in festa amara la critica di Cosmo a un mondo sempre più globalizzato, dove crescono le “cose” e si perde il valore dell’artigianato.